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Premio Jacopo Giorgi

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IL PREMIO NEGLI ANNI

Il Premio Jacopo Giorgi nasce nel 2002 come un gesto di memoria capace fin da subito di trasformarsi in occasione educativa. Alla prima edizione partecipano gli studenti dell’Istituto “P. Artusi” di Chianciano Terme, compagni di scuola di Jacopo, chiamati a misurarsi in due ambiti che già definiscono l’anima del concorso: la prova turistica e quella enogastronomica. L’atmosfera è quella delle prime volte importanti, dense di emozione ma anche di entusiasmo. Accanto alla competizione emerge immediatamente il legame con il territorio, con la cultura dell’accoglienza e con la qualità gastronomica locale. La presenza di un giurato d’eccezione come Luigi Cremona conferisce fin dall’inizio autorevolezza alla manifestazione, che si presenta già come qualcosa di più di una semplice gara scolastica.

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Nel 2003 il Premio conferma la sua identità e rafforza il proprio significato. Anche in questa seconda edizione a confrontarsi sono gli studenti dell’Artusi, ma si percepisce già una crescita nella consapevolezza dell’iniziativa. Il concorso non è più soltanto un omaggio, ma diventa un progetto che lega formazione, memoria e territorio. La presenza in giuria di Carla Voltolina Pertini, consorte dell’ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini, dà alla manifestazione un valore simbolico ancora più forte. Attorno ai ragazzi si raccoglie una comunità fatta di scuola, famiglia, istituzioni e mondo della ristorazione, e il Premio inizia a trovare il suo posto stabile nella vita del territorio.

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L’edizione del 2004 segna un ulteriore passaggio di crescita. Il Premio viene preceduto da una tavola rotonda dedicata al valore del turismo e dell’enogastronomia nell’incontro tra cultura italiana e cultura americana. È un momento importante, perché mostra come la manifestazione non si limiti alla sola competizione, ma sappia inserirsi in un discorso più ampio sul ruolo dell’ospitalità come ponte tra mondi diversi. Ad aprire i lavori è il Console degli Stati Uniti a Firenze, William W. M. Gilhenny, segno evidente della considerazione ormai raggiunta dal Premio. Il giorno successivo il concorso torna al centro della scena, ma ormai con una consapevolezza diversa: quella di essere un’esperienza culturale, oltre che scolastica.

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Con il 2005 il Premio Jacopo Giorgi compie una svolta decisiva. Dopo gli anni iniziali legati principalmente all’Istituto Artusi, il concorso si apre anche ad altri istituti alberghieri, assumendo una dimensione più ampia e interscolastica. Questo passaggio cambia profondamente il suo respiro: non si tratta più soltanto di una manifestazione interna, ma di un’occasione di confronto tra studenti provenienti da scuole e territori diversi, accomunati dalla stessa preparazione nei settori del turismo, della sala e dell’enogastronomia. Il Premio comincia così a diventare una rete di esperienze, un crocevia di competenze e sensibilità differenti, capace di arricchirsi proprio grazie a questa pluralità. Con il 2005 il Premio Jacopo Giorgi compie una svolta decisiva. Dopo gli anni iniziali legati principalmente all’Istituto Artusi, il concorso si apre anche ad altri istituti alberghieri, assumendo una dimensione più ampia e interscolastica. Questo passaggio cambia profondamente il suo respiro: non si tratta più soltanto di una manifestazione interna, ma di un’occasione di confronto tra studenti provenienti da scuole e territori diversi, accomunati dalla stessa preparazione nei settori del turismo, della sala e dell’enogastronomia. Il Premio comincia così a diventare una rete di esperienze, un crocevia di competenze e sensibilità differenti, capace di arricchirsi proprio grazie a questa pluralità. 

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Nel 2006 il Premio entra in una fase di consolidamento. Dopo l’apertura degli anni precedenti, la manifestazione mostra di avere ormai una struttura solida e riconoscibile. Le prove si affinano, le giurie si qualificano sempre di più e il livello generale cresce. Ciò che colpisce, però, non è solo l’aspetto organizzativo, ma la continuità dello spirito originario: il ricordo di Jacopo continua a vivere non come elemento statico, ma come forza che spinge i giovani a misurarsi con serietà e creatività. Inizia a delinearsi una tradizione capace di rinnovarsi senza perdere la propria anima. Nel 2006 il Premio entra in una fase di consolidamento. Dopo l’apertura degli anni precedenti, la manifestazione mostra di avere ormai una struttura solida e riconoscibile. Le prove si affinano, le giurie si qualificano sempre di più e il livello generale cresce. Ciò che colpisce, però, non è solo l’aspetto organizzativo, ma la continuità dello spirito originario: il ricordo di Jacopo continua a vivere non come elemento statico, ma come forza che spinge i giovani a misurarsi con serietà e creatività. Inizia a delinearsi una tradizione capace di rinnovarsi senza perdere la propria anima. 

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L’edizione del 2007 dimostra la maturità raggiunta dal Premio anche sul piano organizzativo. A causa dei lavori di ristrutturazione della Taverna dei Barbi, parte della manifestazione viene ospitata presso il nuovo Istituto Alberghiero “P. Artusi” di Chianciano Terme. È un cambiamento logistico importante, ma non altera l’identità profonda del concorso. Anzi, proprio questa capacità di adattarsi alle circostanze senza smarrire il proprio senso conferma la solidità dell’iniziativa. Il Premio si mostra ormai come una realtà radicata, capace di continuare il proprio cammino anche quando cambiano i luoghi. 

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Nel 2008 il Premio ritrova pienamente i suoi spazi simbolici tra Montalcino, il Teatro degli Astrusi e la Taverna dei Barbi. Questi luoghi, negli anni, diventano molto più che semplici sedi: rappresentano il paesaggio ideale della manifestazione, il contesto in cui il legame tra scuola e territorio si rende visibile e concreto. Teatro, cucina, accoglienza, vino, cultura locale: tutto concorre a costruire un’atmosfera che rende il Premio riconoscibile e unico. Il concorso appare ormai come un evento capace di raccontare il territorio attraverso il lavoro dei ragazzi. 

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Con il 2009 il Premio Jacopo Giorgi si afferma come un appuntamento atteso e riconoscibile. La formula è ormai collaudata, ma non per questo ripetitiva: ogni edizione aggiunge nuovi volti, nuove prove, nuove interpretazioni, mantenendo intatto il nucleo originario della manifestazione. La presenza della famiglia di Jacopo continua a dare al concorso una profondità emotiva particolare, mentre il coinvolgimento di docenti, professionisti e istituzioni contribuisce a rafforzarne il prestigio. Il Premio si configura sempre più come un rito collettivo, in cui la memoria si intreccia con il futuro dei giovani.

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Nel 2010 il Premio raggiunge una piena maturità. La nona edizione, svoltasi a Montalcino tra il Teatro degli Astrusi e la Taverna dei Barbi, presenta una struttura ben definita e giurie di alto profilo, con figure legate al mondo della scuola, del turismo, del vino e della ristorazione. Il concorso mostra chiaramente la propria crescita: non è più soltanto un’esperienza formativa importante, ma un vero laboratorio di eccellenza, in cui i ragazzi si confrontano con standard sempre più alti e con una visione professionale sempre più concreta. La scelta dei luoghi e la qualità delle giurie raccontano un Premio ormai pienamente inserito nel panorama culturale del territorio.

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Il 2011 rappresenta una tappa simbolica: è l’anno della decima edizione. Il Premio si svolge al Centro Convegni del Comune di Montalcino, con il patrocinio del Comune, della Camera di Commercio e dell’Amministrazione Provinciale di Siena. La manifestazione si presenta in veste rinnovata dopo le precedenti edizioni ospitate al Teatro degli Astrusi e alla Fattoria dei Barbi. Accanto al concorso prende forma anche un mercatino con 18 produttori di eccellenza della provincia di Siena, selezionati da Marco Bolasco, mentre il Consorzio del Brunello di Montalcino offre degustazioni al pubblico. Il tema scelto per tutte le sezioni è la cinta senese, simbolo perfetto del radicamento del Premio nella cultura agroalimentare locale. Questa edizione assume così il tono di una celebrazione: non soltanto dei dieci anni trascorsi, ma della capacità del Premio di trasformarsi e crescere senza tradire la sua origine. 

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Dopo il primo ciclo , il racconto riprende nel 2014 con l’undicesima edizione, ospitata presso l’I.I.S. “P. Artusi” di Chianciano Terme. A partecipare sono gli studenti delle classi seconde nei tre indirizzi di Accoglienza Turistica, Sala e Vendita, Enogastronomia. Il Premio sembra in qualche modo ritrovare il contatto diretto con la scuola, tornando a respirare dentro gli spazi della formazione quotidiana. Anche in questa nuova fase, la qualità delle giurie rimane alta e l’organizzazione conferma la serietà dell’evento. I piatti proposti nell’area enogastronomica raccontano una creatività vivace, con preparazioni che uniscono gusto, tecnica e fantasia, segno di una continuità educativa ben radicata. 

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Nel 2015 il Premio prosegue il suo cammino sempre all’interno dell’I.I.S. “P. Artusi” di Chianciano Terme. La dodicesima edizione conferma la formula delle seconde classi e dei tre indirizzi, ma soprattutto rafforza l’idea del Premio come appuntamento stabile della vita scolastica. Le giurie sono composte da figure molto qualificate, provenienti dalla scuola, dal turismo, dalla ristorazione, dal mondo del vino e dalle istituzioni locali. Anche le proposte enogastronomiche mostrano una ricerca attenta, con nomi e preparazioni che raccontano fantasia, tecnica e voglia di mettersi in gioco. La manifestazione continua così a coniugare memoria e formazione, restando fedele alla propria missione educativa

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La tredicesima edizione, nel 2016, consolida ulteriormente il ruolo del Premio come esperienza formativa centrale per gli studenti dell’Artusi. Anche quest’anno i partecipanti si misurano nei tre indirizzi tradizionali, davanti a giurie qualificate composte da dirigenti, professionisti dell’ospitalità, rappresentanti del territorio, chef, sommelier ed ex studenti dell’istituto. Questo dettaglio è particolarmente significativo: il Premio non parla solo al presente, ma crea un dialogo tra generazioni, coinvolgendo chi nella scuola si è formato e poi è entrato nel mondo del lavoro. La manifestazione si conferma quindi non solo come competizione, ma come passaggio simbolico, un momento in cui la formazione incontra l’esperienza.

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Nel 2017 il Premio prosegue nel segno della continuità. Anche se la documentazione disponibile è più sintetica, emerge chiaramente che la manifestazione mantiene la sua articolazione nelle tre sezioni e continua a fondarsi sulla presenza di giurie dedicate e su una premiazione finale che riconosce l’impegno dei partecipanti. Più ancora dei dettagli, conta qui il significato complessivo: il Premio è ormai una tradizione viva, che si rinnova ogni anno senza perdere forza, mantenendo saldo il legame tra il ricordo di Jacopo, il percorso scolastico dei ragazzi e il territorio che li accoglie. 

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L’edizione del 2018, la quindicesima, conferma la vitalità del Premio e il suo radicamento nella quotidianità formativa dell’istituto. Le tre sezioni restano il cuore della manifestazione e la dimensione pratica del concorso diventa sempre più evidente: accogliere, servire, cucinare, presentare, raccontare. È proprio in questi gesti che la memoria si trasmette in modo più autentico. Il Premio non vive soltanto nei discorsi ufficiali o nelle cerimonie, ma soprattutto nelle mani e nelle competenze dei ragazzi che, anno dopo anno, ne incarnano il senso più profondo. Anche le preparazioni culinarie citate nella documentazione lasciano intuire una creatività ormai matura e personale.

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Con il 2019 si arriva alla sedicesima edizione del Premio Jacopo Giorgi. La struttura della manifestazione resta coerente con il percorso degli anni precedenti: tre sezioni, giurie dedicate, centralità della prova pratica e della formazione professionale. Ormai il Premio ha assunto una fisionomia precisa e riconoscibile, che unisce il valore del ricordo a quello dell’esperienza scolastica. La documentazione restituisce anche il titolo di una delle preparazioni presentate, dal tono fresco e quasi simbolico: un’immagine che sembra riassumere bene l’intera storia del concorso, capace di rigenerarsi ogni anno come una primavera che ritorna. Il Premio continua così il suo cammino, mantenendo intatto il legame tra memoria, giovani e futuro.

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Dopo gli anni segnati dall’interruzione dovuta alla pandemia, il 2023 rappresenta il tempo della ripartenza. Il Premio Jacopo Giorgi torna a vivere dentro la scuola e questo ritorno assume un significato che va oltre la semplice ripresa di una tradizione. Dopo il silenzio imposto dal Covid, il concorso ritrova la sua funzione più profonda: riportare al centro gli studenti, il lavoro nei laboratori, il valore dell’incontro e della presenza. La ripresa non è soltanto organizzativa, ma anche simbolica. Significa restituire continuità a una storia che per anni ha accompagnato la crescita di tante generazioni di alunni dell’Artusi. In questo senso, il ritorno del Premio segna una rinascita: quella di una comunità scolastica che, dopo la distanza e l’incertezza, torna a riconoscersi nei gesti concreti della formazione, nell’impegno, nella preparazione professionale e nella memoria condivisa di Jacopo.

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Nel 2024 il Premio ritrova una struttura pienamente definita con la diciottesima edizione, rivolta agli alunni delle classi seconde dell’I.I.S. “P. Artusi” di Chianciano Terme. La manifestazione si articola ancora una volta nei tre indirizzi che da anni ne rappresentano il cuore: Enogastronomia, Sala e Vendita e Accoglienza Turistica. Il regolamento conferma il valore formativo del concorso, costruito per mettere in risalto competenze pratiche, capacità organizzative e preparazione linguistica. Ogni prova chiede agli studenti di misurarsi con situazioni concrete, vicine al mondo professionale, trasformando il Premio in un’esperienza di merito autentico. Anche la premiazione finale, con un riconoscimento significativo per il percorso scolastico dei partecipanti, rafforza l’idea di una manifestazione che continua a coniugare memoria, impegno e crescita.

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Nel 2025 il Premio Jacopo Giorgi giunge alla diciannovesima edizione e conferma tutta la sua vitalità. Il programma della giornata restituisce l’immagine di una manifestazione ormai pienamente radicata nella vita dell’istituto, organizzata con cura e sostenuta dal lavoro congiunto di docenti, studenti e professionisti. Le prove, i momenti di accoglienza e la premiazione finale mostrano quanto il Premio sia diventato negli anni un appuntamento importante per la comunità scolastica. Anche la composizione della giuria, formata da esperti del settore e docenti, sottolinea il legame tra scuola, formazione e mondo del lavoro. Il Premio del 2025 si presenta così come una tradizione matura, capace di rinnovarsi senza perdere il suo significato più profondo.

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